Il ricordo dell’Avv. Luigi Cangemi nelle parole del nipote Giovanni

“…ca motocicletta e a jamma ‘ngissata? Gigi, mi fai stare sempre in pensiero!”e mentre mia nonna Teresa rimproverava bonariamente suo figlio Luigi, avevo già deciso che da grande anch’io avrei guidato una Honda 500 Four con la gamba ingessata come lo zio Gigi!

L’avvocato Luigi Cangemi,classe 1941, per noi era semplicemente lo zio Gigi e quando c’era una cena di famiglia arrivava sempre per ultimo, con un po’ di ritardo e direttamente dal suo studio. Mi piaceva il suo stile che stemperava la tristezza tipica degli abiti formali, con colori ed elementi casual, in tempi in cui tutto ciò ancora non era così diffuso tra gli avvocati. Lo zio, per noi cugini, era veramente un “figo”, fisico atletico, sempre sorridente, ironico e disponibile, amante dei cani e velista esperto: un supereroe, insomma!

Laureatosi in Giurisprudenza a Messina, dopo la sua formazione nello studio Carrozza, iniziò la professione occupandosi di penale. Poi una sera mio padre, entrando nella sua sala d’aspetto, rimase esterrefatto per le brutte facce che attendevano di vederlo, così cominciò a convincerlo ad occuparsi solo di civile, riuscendoci. Ricoprì cariche importanti all’interno dell’associazione giovani avvocati di Messina e divenne cassazionista molto giovane.

La passione politica ha pervaso parte della nostra famiglia da tempi immemori e non ha lasciato indenne nemmeno lo zio Gigi, da sempre militante del Partito Liberale Italiano. Con il PLI concorse per il Senato negli anni ’80 nel collegio di Patti e infine, nel 1994, dietro sollecitazione di molti amici e conoscenti, si candidò per la poltrona di sindaco a Capo d’Orlando contro Enzo Sindoni, arrivando al ballottaggio che poi perse. Una famiglia, la nostra, sempre in movimento tra Messina, Capo d’Orlando e Naso, sin da quando mio nonno Filippo decise di trasferire la famiglia da Naso a Messina, in concomitanza con la partenza dello zio Vincenzino che avrebbe iniziato la carriera militare a Torino. Era il 1951.

Una mattina del 1962 mio padre si alzò di buon’ora nella casa di Messina perché sarebbe dovuto partire per le tenute di Due Fiumare. Entrò in cucina per fare colazione e prima di uscire, prese la sua giacca appesa alla spalliera della sedia. “Ma chi avi sta giacca? Picchì non mi trasi!”, poi ebbe una folgorazione, si sedette e cominciò a ridere il più sommessamente possibile, per non svegliare tutta la famiglia. Lo zio Gigi aveva fatto la “fuitina” con la zia Santuzza e nella fretta, al buio, aveva preso la giacca sbagliata. E adesso chi avrebbe affrontato le ire di nonna Teresa? Toccò involontariamente allo zio Nino dare la notizia alla nonna. Fu lui, infatti, a trovare il biglietto di zio Gigi nella buca delle lettere e per darsi coraggio, pensò bene di ubriacarsi, poi glielo avrebbe confessato. La qual cosa fece infuriare ancora di più nonna Teresa che se la prese col povero zio Nino, non più troppo in sensi. Da allora sono trascorsi 54 anni di matrimonio.

Ti immagino ancora sulla tua Honda 500 Four, con la camicia di lino, i Ray-Ban e la gamba ingessata. Buon viaggio, zio Gigi.

Giovanni Cangemi

Commenti
Caricamento...

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi