La «sala operatoria», intitolata al tenente Giuseppe Paterniti, è l’unica parte ancora esistente dell’antico ospedale di S. Maria della Pietà, risalente alla seconda metà del Cinquecento, in parte demolita dopo il sisma del 1978 creando quel vuoto urbano limitrofo la «sala operatoria». Il fronte principale, unico esempio nasitano di neogotico, è serrato da due cantonali e diviso in due ordini; nell’ordine inferiore, sull’asse centrale si apre la porta di accesso conclusa da un arco ogivale, e due finestre; l’ordine superiore è scandito da tre aperture al disopra delle quali si imposta una trabeazione aggettante. Al piano terra oggi è ospitato l’ufficio turistico comunale; all’interno un piccolo altare in muratura memoria dell’antica chiesa di San Michele, che occupava l’area.

L’ospedale fondato nel 1384 accanto alla chiesa della SS. Trinità, venne trasferito nelle case limitrofe alla chiesa di San Michele nel 1555. La cura dell’ospedale fu assegnata alla Compagnia dei Bianchi, istituita a Naso nel 1572 da Carlo Ventimiglia; da questo momento entrò nell’uso anche la denominazione di Ospedale dei Bianchi. La Compagnia dei Bianchi operò fino al 1681, quando la cura dell’ospedale venne trasferita ai padri ospedalieri di S. Giovanni di Dio. All’indomani del terremoto del 5 marzo 1823 l’ospedale risulta in gran parte demolito. I padri ospedalieri manterranno la cura dell’ospedale fino al 1866, anno della soppressione dell’ordine; l’amministrazione dell’ospedale fu trasferita alla locale Congregazione della Carità e risulta attivo ancora nel 1940.

L’ospedale, danneggiato dal sisma del 1908, venne restaurato dall’avvocato Francesco Paterniti, in onore del figlio, il tenente Giuseppe «morto per la Patria», nel 1924; da questa data il nucleo dell’ospedale risulta costituito dalla «Sala Operatoria» e dalla piccola cappella interna; fu rialzato di un piano e venne riordinata la facciata in forme neogotiche. Dalla documentazione fotografica si evince come questo edificio fosse ad una unica elevazione fino al 1924 e presentasse un piccolo campanile a vela, forse ad evidenziare gli spazi dove si trovava la chiesa; fino al recente restauro, al disotto dell’attuale paramento murario erano ancora visibili gli antichi cantonali seicenteschi.

Come si è già anticipato, l’ospedale di Santa Maria della Pietà viene edificato circa duecento anni dopo quello della SS. Trinità voluto da Violante Signorino e dai suoi figli, Andrea e Sancio, nelle case che possedevano in prossimità della chiesa della Santissima Trinità. Con l’estinguersi della famiglia, l’ospedale passò alla curia vescovile e, successivamente, ai Benedettini; è l’arcivescovo Antonio Belignamine che nel 1525 ne sottopone il governo a Giambattista Vitale abate in S. Maria di Lacu, che lo legò all’abbazia. Il complesso rimase di proprietà dell’ordine di San Benedetto fino al 1630 quando i monaci lasciarono Naso e i loro possedimenti furono inglobati nei beni del clero secolare insieme ai privilegi e ai titoli degli abati basiliani e benedettini. La chiesa della SS. Trinità era ubicata nel vicolo omonimo, che nel XVIII secolo era chiamato vico Antonio Pellegrini, attigua alla casa Cangemi, in quella parte antica di Naso colpita dalla frana del 1955.

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