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Nelle catacombe della chiesa di San Cono, negli anni novanta del Novecento viene realizzato il museo di Arte Sacra, che raccoglie oggetti provenienti da tutti gli edifici sacri presenti nel territorio comunale. Gli spazi denunciano chiaramente le diverse fasi costruttive e le unità strati grafiche murarie segnalando la maggiore antichità dell’ipogeo rispetto alla soprastante chiesa. La struttura museale si sviluppa in otto ambienti che custodiscono al loro interno diverse categorie di oggetti.

La sala d’ingresso oltre la biglietteria accoglie le sculture lignee; sulla sinistra il Salvator Mundi appartenente alla chiesa del SS. Salvatore, la Madonna del Carmelo proveniente dall’omonima cappella nella chiesa Madre, cinque piccole statue di santi e sante provenienti probabilmente dalla chiesa del monastero delle Benedettine, parte dell’apparato decorativo di un antico coro, forse quello della chiesa San Cono e, a seguire, la statua di San Biagio proveniente dall’omonima chiesa.

Al centro, una serie di teche raccolgono una ricca collezione di maioliche pavimentali provenienti dalle chiese di Naso e dai paesi limitrofi, realizzate dai maiolicari nasitani che avevano le loro fabbriche nella contrada Bazia.

Attraverso un profondo arco che evidenzia le due facciate addossate, si passa nella seconda sala, dove alla sinistra trovano posto abiti talari di pregevole fattura realizzati in diverse epoche; anch’ essi di varie provenienze e un trono in legno intagliato e dorato del Settecento, proveniente dalla chiesa Madre.

Sulla destra due ovali, trasferiti dalla chiesa Madre, con San Giovanni Bergmans circondato da angeli e San Calcedonio che con la palma in mano mira il monogramma dell’ordine gesuitico; segue la tela di San Cono che ascende al cielo. Frontalmente ai tre dipinti, una tela con San Giovanni di Dio proveniente dall’ospedale dei Bianchi tenuto per un certo tempo anche dai Fatebenefratelli, aggiunto di recente alla collezione, diversi stendardi processionali e una teca contenente lezionari con elementi decorativi in argento sbalzato.

La terza sala è dedicata alla scultura e alla pittura; la maggior parte degli elementi plastici provengono dalla chiesa dei Minori Osservanti, ad accezione delle lapidi terragne provenienti dal SS. Salvatore. Aprono la sala tre statue marmoree, la Vergine e il Bambino, San Giovanni e San Cristoforo anticamente posizionati sopra la tomba del conte di Naso Pietro Maria Cybo; accanto due tombe pavimentali destinate a prelati e altri elementi provenienti dalla tomba Arcobasso.

Sulla parete sinistra il dipinto su rame con San Giuseppe della chiesa del SS. Salvatore e la tela della Madonna del Lume proveniente dalla chiesa Madre, attribuita al pittore settecentesco Domenico Provenzani. Sulla parete nord Bergmans circondato da angeli e San Calcedonio che con la palma in mano mira il monogramma dell’ordine gesuitico; segue la tela di San Cono che ascende al cielo. Frontalmente ai tre dipinti, una tela con San Giovanni di Dio proveniente dall’ospedale dei Bianchi tenuto per un certo tempo anche dai Fatebenefratelli, aggiunto di recente alla collezione, diversi stendardi processionali e una teca contenente lezionari con elementi decorativi in argento sbalzato; sulla parete sud, una grande campana proveniente dal soprastante campanile.

Sopraelevata la quinta sala del museo, la prima della sezione argenti; sulla destra tre croci astili processionali, opere sei-settecentesche; sulla sinistra, turiboli e navicelle accostati ad altri oggetti liturgici; sul fondo, dentro una grande teca, pissidi, calici, reliquiari, ostensori, solo una parte dei ricchi arredi delle chiese nasitane, realizzati dai migliori argentieri siciliani in un periodo compreso tra la seconda metà del Seicento ai primi decenni del Novecento.

Tra gli oggetti più pregiati una pisside, due calici e un reliquiario di Sebastiano Juvarra e una piccola pisside di Pietro Juvarra, padre di Filippo noto architetto nato a Messina ma attivo in molti stati italiani ed esteri. Nell’ultima sala sono conservati dentro opportune teche messali e libri sacri di pregevole fattura, solo una piccola parte del ricco patrimonio librario-documentario ecclesiastico.

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